L’illegittimità costituzionale della delega in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

CortedeicontiL’illegittimità costituzionale della delega in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche in assenza di intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni

(Sintesi della sentenza n 251 del 2016 predisposta dalla Corte costituzionale – http://www.cortecostituzionale.it)

 

La Corte costituzionale è stata chiamata a giudicare la legittimità costituzionale di alcune norme della legge di riforma delle amministrazioni pubbliche (legge n. 124 del 2015), su ricorso della Regione Veneto.

Le norme impugnate delegano il Governo a adottare decreti legislativi per il riordino di numerosi settori inerenti a tutte le amministrazioni pubbliche, comprese quelle regionali e degli enti locali, in una prospettiva unitaria.

Esse spaziano dalla cittadinanza digitale (art.1), alla dirigenza pubblica (art, 11), dal lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni (art. 17), alle partecipazioni azionarie delle amministrazioni pubbliche (art. 18), ai servizi pubblici locali di interesse economico generale (art. 19) e proprio per questo influiscono su varie materie, cui corrispondono interessi e competenze sia statali, sia regionali (e, in alcuni casi, degli enti locali).

Analisi del recente schema di decreto legislativo riguardante la «Disciplina della dirigenza della Repubblica»

lenteAnalisi del recente schema di decreto legislativo riguardante la «Disciplina della dirigenza della Repubblica» in attuazione della legge delega n. 124/2015

di Antonio Vetro, Presidente On. della Corte dei conti

Prima di iniziare l’analisi dello schema del decreto legislativo in questione, è opportuno richiamare, per sommi capi, le considerazioni critiche svolte nell’articolo dello scrivente in data 5 giugno 2015, riguardante “La disciplina sugli incarichi dirigenziali nella p.a. alla luce degli insegnamenti della Corte costituzionale. Esame del disegno di legge A.S. n. 1577, approvato dal Senato il 30 aprile 2015” (poi legge n. 124/2015).

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Prestazioni sociali e vincoli di bilancio

prestazioni socialiPrestazioni sociali e vincoli di bilancio*

di Aldo Carosi, Vice Presidente della Corte costituzionale

Sommario: 1. Premessa; 2. Legislazione e giurisprudenza multilivello; 3. I profili sostanziali che si confrontano nelle relazioni multilaterali tra vincoli di bilancio e prestazioni sociali; 4. Il tema della compatibilità economica in relazione al concreto soddisfacimento dei diritti sociali nella giurisprudenza costituzionale; 4.1 L’evoluzione della giurisprudenza costituzionale nel bilanciamento afferente alla tutela dei diritti sociali e degli interessi finanziari; 5. Vincoli di bilancio, autonomie territoriali, prestazioni sociali – Relazioni antagoniste e sinergiche; 6. La discrezionalità del legislatore nelle allocazioni finanziarie ed i limiti alla sua sindacabilità; 7. I riflessi delle relazioni finanziarie tra Stato ed enti territoriali sulle risorse destinate all’erogazione delle prestazioni sociali; 8. Il collegamento con il principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione; 9. Modulazione degli effetti temporali delle sentenze, principio dell’equilibrio dinamico e vincolatività di alcune sentenze in materia di copertura finanziaria ex post; 9.1 Disposizione degli effetti finanziari delle sentenze della Corte costituzionale nella dialettica tra Stato ed autonomie speciali; 10. Cenni conclusivi.

 

Costituzione materiale, Costituzione formale e riforme costituzionali

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Fabrizio Giulimondi

Costituzione materiale, Costituzione formale e riforme costituzionali, Eurilink Editore, Roma, 2016, pp. 215, € 18,00

di Salvatore Sfrecola

La domanda che Fabrizio Giulimondi si pone in apertura di questo suo impegnativo lavoro, se cioè la Costituzione vigente sia anche “vitale” nella sua originaria impostazione ovvero se, in ragione della lettura che ne hanno dato anche di recente i titolari di alcune delle funzioni fondamentali, dal presidente della Repubblica al presidente del Consiglio dei ministri, possa addirittura ritenersi superata la qualificazione di “repubblica parlamentare”, dimostra, con il concorso di autorevoli richiami dottrinali ed originali riflessioni personali, che la necessità di por mano alla normativa sull’ordinamento della Repubblica per un’opera di

Codice di Giustizia Contabile e diritto di accesso agli atti trattati dal PM contabile

gius2Codice di Giustizia Contabile e diritto di accesso agli atti trattati dal PM contabile per valutare la sussistenza di responsabilità amministrativa; brevi correlazioni con altri argomenti disciplinati nel Codice.

di Alessandro Sperandeo, Sostituto Procuratore Generale della Corte dei conti

 

Il D.lgs. 26 agosto 2016, n. 174 (c.d. Codice di Giustizia Contabile d’ora innanzi Codice) regola l’accesso ai documenti valutati dal PM della Corte dei conti nella fase preprocessuale soprattutto all’art. 71 rubricato “Accesso al fascicolo istruttorio”.

Analisi del decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174

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Analisi del decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174, Codice di giustizia contabile, adottato ai sensi dell’art. 20 della legge 7 agosto 2015, n. 124.

di Antonio Vetro, Presidente on. della Corte dei conti

Prima di iniziare l’analisi del decreto delegato n. 174/2016, è opportuno richiamare, per sommi capi, le considerazioni critiche svolte nell’articolo dello scrivente in data 13 settembre 2015, sulla riforma concernente il “Riordino della procedura dei giudizi innanzi la Corte dei conti” di cui all’art. 20 della legge delega n. 124/2015, con particolare riguardo ai seguenti punti:

Breve sintesi delle innovazioni nel nuovo codice della giustizia contabile

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Breve sintesi delle innovazioni nel nuovo codice della giustizia contabile

di Stefano Imperiali, Presidente di Sezione della Corte dei conti

 

  1. Sulla base della delega contenuta nell’art. 20 della legge n. 124 del 7.8.2015, è stato emanato il d.lgs. n. 174 del 27.8.2016, che ha approvato il “nuovo codice della giustizia contabile”([1]). Il provvedimento è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 7.9.2016 ed è entrato in vigore il 7.10.2016.

La legge delega aveva indicato vari “principi e criteri direttivi”, a volte confermativi di consolidate acquisizioni giurisprudenziali, a volte invece chiaramente innovativi.

Saluto del Presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Piemonte

sede_bertola_torinoSaluto del Presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Piemonte, Cinthia Pinotti, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede regionale

Torino, 13 ottobre 2016.

Saluto e ringrazio gli illustri rappresentanti delle Autorità, civili, militari, religiose, esponenti del mondo accademico, rappresentanti del Foro libero ed erariale, colleghi di questa ed altre magistrature, personale amministrativo, e tutti i gentilissimi Ospiti.

Abbiamo pensato di trasformare il momento del cambiamento, che spesso è accompagnato da paure, incertezze, rimpianti per ciò che, di ormai noto e conosciuto si lascia, in una occasione di “festa”, per sottolineare il valore fortemente simbolico che assume oggi l’inaugurazione della nuova sede regionale che, nel solco della sua storica e qualificata tradizione -che ha visto proprio a Torino il 1 ottobre 1862 insediarsi la neo istituita Corte dei conti del Regno d’Italia- viene oggi ad inserirsi in modo centrale, grazie alla nuova collocazione urbana, nel tessuto sociale della città e della Regione come entità viva e pulsante, al servizio delle Istituzioni, delle Pubbliche Amministrazioni, della Comunità territoriale, e dei cittadini che dovranno poter trovare nella sede della Corte una sorta di “casa comune della legalità”. Uno spazio aperto dove non solo si amministra la Giustizia ma si assicura un’ informazione istituzionale comprensibile e trasparente, una conoscenza delle attività delle pubbliche amministrazioni e dei loro risultati, nonché della stessa Corte dei conti; insomma la sede/casa di una Istituzione non arroccata in una turris eburnea, ma capace di dialogare con i naturali interlocutori istituzionali e l’intera comunità sociale, di aprire varchi di oscurità conoscitive, di garantire nelle diverse funzioni, la legalità dell’amministrazione e nell’amministrazione, come la sua collocazione nella nostra Carta costituzionale (artt. 100 e 103) del resto, impone.