{"id":1195,"date":"2020-06-06T08:09:15","date_gmt":"2020-06-06T06:09:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.giuristidiamministrazione.com\/wordpress\/?p=1195"},"modified":"2020-06-06T08:13:14","modified_gmt":"2020-06-06T06:13:14","slug":"con-la-scusa-di-semplificare-la-tentazione-dellirresponsabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuristidiamministrazione.com\/wordpress\/con-la-scusa-di-semplificare-la-tentazione-dellirresponsabilita\/","title":{"rendered":"Con la scusa di semplificare.  La tentazione dell\u2019irresponsabilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di Salvatore Sfrecola<\/p>\n<p>Prendo lo spunto per alcune considerazioni sulla semplificazione amministrativa da un articolo di <strong>Luigi Caso<\/strong>, Presidente dell\u2019<em>Associazione Magistrati della Corte dei conti<\/em>, pubblicato da <em>Il Sole 24 Ore<\/em> del 3 giugno, e dal suo titolo \u201cLa tentazione dell\u2019irresponsabilit\u00e0\u201d. Efficace, come il sommario: \u201coccorre fare attenzione affinch\u00e9 insieme ai lacci e lacciuoli non si taglino i meccanismi di controllo\u201d. Il tema \u00e8 quello della semplificazione amministrativa, di permanente attualit\u00e0 ma soprattutto in questa stagione nella quale la ripresa dell\u2019economia impone, pi\u00f9 di sempre, procedure snelle che consentano ai cittadini ed alle imprese di evitare le lungaggini burocratiche (il tempo \u00e8 un costo) che costituiscono un peso grave, anche economico. In particolare, nella contrattualistica pubblica, nel mirino della politica e di quanti criticano l\u2019assurda complessit\u00e0 delle procedure, causa di ritardi nella stipulazione dei contratti di appalto di lavori, servizi e forniture anche in ragione del contenzioso dinanzi al giudice amministrativo che accompagna troppo spesso le aggiudicazioni.<\/p>\n<p>La responsabilit\u00e0, ne sono tutti convinti, \u00e8 del Codice degli appalti, un monumento al cavillo che, secondo i pi\u00f9, andrebbe abolito, come si sente ripetere in televisione e sui giornali, soprattutto dai politici di tutti i partiti. Incuranti del fatto che il Codice d\u00e0 attuazione a direttive dell\u2019Unione Europea. Pertanto, pu\u00f2 (anzi deve) essere semplificato, non abolito.<\/p>\n<p>Insieme al Codice degli appalti l\u2019attenzione della politica e degli \u201cesperti\u201d che la coadiuvano (ma a volte \u00e8 da dubitare che siano effettivamente \u201cesperti\u201d e non teorici che non vivono le procedure delle quali scrivono e parlano) \u00e8 diretta a richiedere la revisione di alcune regole ritenute fonte di preoccupazione per i funzionari e, pertanto, causa di rallentamento dell\u2019azione amministrativa. \u00c8 la cosiddetta \u201cpaura della firma\u201d che, abilmente enfatizzata dalla politica e da quanti vogliono le \u201cmani libere\u201d, mette insieme preoccupazioni vere, impacci effettivi e timori dovuti a scarsa professionalit\u00e0 ed alla conseguente incapacit\u00e0 di assumere responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Queste preoccupazioni riguardano il reato di abuso d\u2019ufficio, i controlli preventivi della Corte dei conti e la responsabilit\u00e0 per danno erariale. Si chiede e si propone di semplificare ma, evidentemente senza adeguati approfondimenti e con con scarsa conoscenza della realt\u00e0 si finisce per patrocinare riforme che determinerebbero quella \u201cirresponsabilit\u00e0\u201d che \u00e8 nel titolo dell\u2019interessante articolo di <strong>Luigi Caso<\/strong>.<\/p>\n<p>La preoccupazione della firma non \u00e8 recente. Ricordo un episodio che mi sembra importante. Molti anni fa, ero Procuratore Regionale della Corte dei conti per l\u2019Umbria, fui invitato a partecipare ad un dibattito promosso dalla Regione che presentava la nuova legge sul patrimonio. Era presente anche il Ministro delle finanze, <strong>Vincenzo Visco<\/strong>, parlamentare del <em>Partito Democratico della Sinistra<\/em> P.D.S.), eletto in Umbria. Ebbene l\u2019on. <strong>Visco<\/strong>, intervenuto in chiusura dei lavori, dopo che avevo richiamato il ruolo di garanzia della Corte dei conti, nel controllo e nella responsabilit\u00e0 amministrativa e contabile, se ne usc\u00ec con una frase che non ho affatto gradito: \u201ci miei funzionari si farebbero tagliare le mani piuttosto che firmare, per non cadere sotto il controllo (ma forse disse \u201csotto le grinfie\u201d) dei colleghi del dottor <strong>Sfrecola<\/strong>\u201d. Eppure, avevo chiarito come le regole della responsabilit\u00e0 amministrativa per danno erariale fossero ancorate ad una condotta quanto meno gravemente colposa, cio\u00e8 caratterizzata da una straordinaria negligenza rispetto a regole di buona amministrazione di facile comprensione. Avevo ritenuto, pertanto, di non aver preoccupato nessuno, anzi di aver chiarito che i funzionari competenti, quelli che studiano le pratiche e sono aggiornati sulla dottrina e sulla giurisprudenza, non avevano nulla da temere dall\u2019azione di responsabilit\u00e0 amministrativa perch\u00e9 non \u00e8 facile che causino un danno al pubblico erario. Anche statisticamente \u00e8 evidente. Migliaia di funzionari ogni giorno sottoscrivono atti di vario genere, concessioni, autorizzazioni, stipulano contratti. Rarissimi sono coloro che vengono chiamati a risponderne.<\/p>\n<p>Mi sono tornate in mente queste riflessioni in occasione del dibattito sulla semplificazione amministrativa, che ho gi\u00e0 trattato in un articolo per <em>La Verit\u00e0<\/em>, perch\u00e9 il Presidente <strong>Caso<\/strong> coglie una voce, raccolta anche dalla stampa, secondo la quale il Presidente del Consiglio <strong>Giuseppe Conte<\/strong> avrebbe allo studio una ipotesi di eliminazione della responsabilit\u00e0 per danni inflitti all\u2019erario dai dipendenti pubblici quando la condotta sia caratterizzata da \u201ccolpa grave\u201d. Una scelta che, osserva <strong>Caso<\/strong>, farebbe dire che \u201cpiuttosto che di semplificazione \u00e8 pi\u00f9 corretto parlare di deresponsabilizzazione\u201d.<\/p>\n<p>Infatti, il giudizio di responsabilit\u00e0 per danno al pubblico erario ha come scopo quello di reintegrare il patrimonio dello Stato e degli enti pubblici a seguito dei danni provocati dai propri funzionari. Non a causa di errori giustificabili ma a seguito di una condotta, connotata da dolo o colpa grave, la quale abbia determinato una maggiore spesa, che pu\u00f2 derivare dall\u2019acquisto di un bene non necessario, dal pagamento di una somma che non poteva essere posta a carico del bilancio pubblico, o dalla mancata tutela di un bene che era dovere del funzionario garantire nella sua integrit\u00e0.<\/p>\n<p>Va detto che la responsabilit\u00e0 per danno erariale, che un tempo era perseguita anche per colpa lieve, una volta limitata al dolo e alla colpa grave appare una ragionevole disciplina di una responsabilit\u00e0 che non pu\u00f2 non investire un soggetto il quale, nell\u2019esercizio delle funzioni amministrative e di gestione di beni, deve porre in atto comportamenti analoghi a quelli ai quali si conformerebbe se si dovesse occupare di cose proprie. Qualche esempio per chiarire anche ai pi\u00f9 riottosi e agli incolti quello di cui parliamo. Il guardiano di un museo &#8211; \u00e8 un caso del quale mi sono occupato tanti anni fa &#8211; che esca lasciando la porta aperta e l\u2019allarme disattivato, cos\u00ec consentendo ad un ladro di portare via un prezioso reperto archeologico \u00e8 o no agli occhi dei cittadini meritevole di rispondere del danno provocato? Per non dire dei casi di acquisti fittizi, di fatture per operazioni inesistenti, di attribuzione di compensi a personale che non ne aveva il titolo. Oppure di opere realizzate non a regola d\u2019arte, nonostante la presenza di un responsabile del procedimento, del direttore dei lavori, dei collaudatori. Un cittadino pagherebbe dei lavori effettuati nella propria abitazione se non fossero conformi al progetto, se si rivelassero rapidamente meritevoli di interventi di manutenzione straordinaria? Certamente no.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque un falso problema quello di ritenere che esista una preoccupazione dei pubblici funzionari per effetto della presenza della giurisdizione contabile e della responsabilit\u00e0 erariale. Che, tra l\u2019altro, ricorda bene il Presidente <strong>Caso<\/strong>, \u00e8 caratterizzata da una disciplina che non ha l\u2019altro giudice che si occupa di danni, il giudice civile: ci riferiamo al \u201cpotere riduttivo dell\u2019addebito\u201d che consente alla Corte dei conti, valutate le circostanze di fatto, di porre a carico del responsabile tutto o parte del danno accertato. Che non \u00e8 poco.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente, dunque, che limitare la responsabilit\u00e0 amministrativa ai casi di dolo, come qualcuno vorrebbe, \u00e8 un falso problema. Come escludere il controllo preventivo di legittimit\u00e0, che non determina un ritardo nell\u2019azione amministrativa, in quanto la Corte \u00e8 tenuta ad esercitare le sue verifiche entro un tempo ben delimitato (30 giorni) e non determina preoccupazioni perch\u00e9 l\u2019atto amministrativo soggetto al controllo non \u00e8 esecutivo fino a quando il procedimento non si \u00e8 concluso positivamente.<\/p>\n<p>Concludendo, credo che sia ragionevole ritenere che, in sede di semplificazione della burocrazia si debbano prima di tutto ridurre gli adempimenti non necessari che aggravano l\u2019iter dei procedimenti, appesantiscono il compito dell\u2019amministrazione e rendono spesso insopportabile per il privato e per le imprese quel fardello documentario che deve accompagnare spesso anche le procedure pi\u00f9 semplici.<\/p>\n<p>Io credo che i funzionari dello Stato e degli enti pubblici, tra i quali ho costantemente incontrato persone di grande valore professionale, aggiornati con studi, attenti alla giurisprudenza del giudice ordinario, amministrativo e contabile, non gradiscono che il governo, nella persona del Presidente del Consiglio, li ritengano sostanzialmente degli incapaci e irresponsabili, in condizioni di non discernere, tra i comportamenti possibili, quelli connotati da una negligenza assoluta capace di determinare danno erariale. <em>Culpa lata<\/em> (cio\u00e8 grave), dicevano i romani (Ulpiano)<em> est nimia neglegentia, id est non intelligere quod omnes intelligunt<\/em>. Chiaro? Non c\u2019\u00e8 bisogno di conoscere il latino.<\/p>\n<p>Molto probabilmente la preoccupazione di alcuni, pur professionalmente dotati, andrebbe ricercata altrove, nel reato di abuso d\u2019ufficio che il Codice penale delinea con una formula che ha dato luogo ad interpretazioni spesso molto discordanti, che non danno certezza al funzionario. Nonostante l\u2019art. 323 c. p. sia, a prima lettura, chiaro in quanto prevede l\u2019ipotesi del reato del pubblico ufficiale o dell\u2019incaricato di pubblico servizio il quale \u201cnello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a s\u00e9 o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto\u201d. L\u2019interesse tutelato \u00e8 quello del buon andamento dell\u2019imparzialit\u00e0 della pubblica amministrazione di cui all\u2019art. 97 della Costituzione.<\/p>\n<p>Le considerazioni che precedono danno la misura della confusione che governa questa materia e che potrebbe, ove si arrivasse alla eliminazione dei controlli preventivi ed alla limitazione della responsabilit\u00e0 per danno erariale, ad abbassare il livello di legalit\u00e0, di efficacia di efficienza e di economicit\u00e0 dell\u2019azione amministrativa, con conseguenze che potrebbero far dilagare il giudice penale anche perch\u00e9 sarebbe facile immaginare interventi illeciti nella pubblica amministrazione, come le cronache giudiziarie ci dicono.<\/p>\n<p>Si parla spesso di sprechi. L\u2019esperienza insegna che il funzionario responsabile di sprechi o \u00e8 un incapace o \u00e8 un corrotto e nell\u2019un caso e nell\u2019altro i cittadini devono sapere che quella condotta sar\u00e0 punita nel loro interesse in quanto contribuenti, perch\u00e9 sono loro che mettono a disposizione del pubblico erario, pagando imposte e tasse, le risorse attraverso le quali la pubblica amministrazione paga stipendi, eroga contributi, acquista beni, servizi e forniture.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Sfrecola Prendo lo spunto per alcune considerazioni sulla semplificazione amministrativa da un articolo di Luigi Caso, Presidente dell\u2019Associazione Magistrati della Corte dei conti, pubblicato da Il Sole 24 Ore del 3 giugno, e dal suo titolo \u201cLa tentazione dell\u2019irresponsabilit\u00e0\u201d. 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