{"id":1726,"date":"2022-03-19T16:59:32","date_gmt":"2022-03-19T15:59:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.giuristidiamministrazione.com\/wordpress\/?p=1726"},"modified":"2022-03-19T17:00:29","modified_gmt":"2022-03-19T16:00:29","slug":"omaggio-a-massimo-severo-giannini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuristidiamministrazione.com\/wordpress\/omaggio-a-massimo-severo-giannini\/","title":{"rendered":"Omaggio a Massimo Severo Giannini"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>di Jacopo Severo Bartolomei, Avvocato Amministrativista \u2013 Collaboratore cattedra diritto costituzionale Roma III<\/p>\n\n\n\n<p>Riesumazione e commento di scritto minore.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella vastissima, articolata e sempre all\u2019avanguardia produzione scientifica di Massimo Severo Giannini (Roma 1915-2000), figura uno scritto cd. minore, per consistenza non per lucidit\u00e0 d\u2019analisi, confluito come contributo al volume collettaneo intitolato \u201cIL MOTORE IMMOBILE. Crisi e riforma della pubblica amministrazione\u201d Edizioni Lavoro, dicembre 1980.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro raccoglie i testi pubblicati in occasione di un seminario allora organizzato dall\u2019IRSI sui temi della riforma della p.A., da insigni cattedratici di materie giuspubblicistche (Franco G. Scoca, Giorgio Pastori, Enzo Cardi, etc.), docenti giuslavoristi e Sindacalista del calibro di Franco Marini. Le relazioni avevano arrecato spunti di novit\u00e0 ed interesse riconducibili ad un quadro organico di possibili misure di riforma, nel solco del dibattito innescato proprio dal noto Rapporto Giannini, esattamente un anno prima, quando l\u2019Insigne Giurista era stato chiamato a ricoprire il Ministero della Funzione Pubblica \u2013 dicastero senza portafoglio \u2013 nel secondo esecutivo presieduto da Francesco Cossiga.<\/p>\n\n\n\n<p>Giannini il 16 novembre 1979 trasmise alle Camere l\u2019indimenticato \u201c<strong>Rapporto sui principali problemi della Amministrazione dello Stato<\/strong>\u201c. La forza e l\u2019importanza di quel rapporto risiedeva nell\u2019originalit\u00e0 dei concetti ivi elaborati: innesto nella pubblica amministrazione di modelli di gestione di tipo privato, concetto di pianificazione e controllo, indicatori di produttivit\u00e0, unificazione delle metodologie di misurazione, uffici di organizzazione. Da l\u00ec si dipana il filo di una serie di tentativi riformatori, poi ripresi in molte occasioni in epoca successivi, sino ad approdare ai nostri giorni. Nel progetto Giannini c\u2019era molto di pi\u00f9 con la proposta di costituzione di 12 commissioni di studio, ciascuna delle quali avrebbe avuto il compito di seguire le prospettive strategiche individuate nel rapporto e di portarle a concreta attuazione. Tuttavia solo un anno dopo, in occasione della crisi del secondo Governo Cossiga, Bettino Craxi, pur essendo stato sempre di fede socialista Giannini (Capo di gabinetto con Nenni al Ministero per la Costituente 1946.47) e precedentemente compreso fra i ministri&nbsp;di area socialista, non lo indic\u00f2 come candidato ministeriale nel successivo Governo Forlani (18 ottobre 1980), n\u00e9 tantomeno lo nomin\u00f2 nei successivi Governi da lui presieduti (1983- 1987). Le carte e i progetti della \u201criforma Giannini\u201d rimasero un insuperabile documento di analisi ma non ebbero un concreto effetto riformatore, tanto che la disillusione del Maestro nei confronti della classe politico-amministrativa inizio a crescere a dismisura, sino ad approdare nell\u2019area radicale.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019apporto specifico Giannini scrive che <em>\u201cE\u2019 vero che nel <u>Rapporto<\/u> questi temi sono accennati, non sono posti come oggetto di una programmazione a tempo breve da parte del governo o del parlamento, e sono invece presentati come oggetto di una programmazione successiva. Tuttavia, quello che desidererei fosse chiaro \u00e8 che i problemi di struttura hanno priorit\u00e0 logica e cronologica rispetto a qualsiasi<\/em> <em>altro problema. Voglio dire priorit\u00e0 sia rispetto ai problemi del personale addetto alle strutture, sia ai problemi delle attivit\u00e0 che le strutture sono chiamate a svolgere\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019uopo balza alla mente l\u2019esempio del regionalismo, l\u2019attuazione del disegno costituzionale delle Regioni a statuto ordinario, che demarr\u00f2 nel 1970, con l\u2019elezione dei primi consigli regionali. Ebbene negli anni immediatamente successivi, quando ancora si discuteva della fisionomia che dovesse assumere l\u2019Ente macroterritoriale (solo a fini politici, di programmazione socioeconomica o anche con funzioni amministrative) e se ne differenziavano i contorni con le esperienze di autonomia o federazione di Stati europei (Francia, Germania), il problema prioritario affrontato dalla classe politica f\u00f9 la dotazione di personale, perlopi\u00f9 non reclutato attraverso lo strumento del concorso pubblico, bens\u00ec con trasferimenti o mobilit\u00e0 da enti locali o dal settore del cd. parastato; infatti solo con il dpr n. 616\/1977 venne completata, col metodo del riparto secondo settori organici, l\u2019attribuzione e delega delle funzioni amministrative regionali iniziata col dpr n.02\/1972. E Giannini ha legato indissolubilmente la propria figura a tale essenziale snodo ordinamentale<\/p>\n\n\n\n<p>Nel volume de IL MOTORE IMMOBILE si evidenzia come la Pubblica Amministrazione sia una macchina complicata, un labirinto, che deve funzionare a pieno ritmo, pena la paralisi e l\u2019impotenza dello Stato. Come ogni cittadino utente \u00e8 costretto purtroppo a sperimentare detto apparato amministrativo in Italia presenta tutte le caratteristiche dell\u2019improduttivit\u00e0 e dell\u2019inefficienza. Dopo aver constatato che da qualche parte il motore si \u00e8 inceppato occorre intervenire, per cambiare strutture, funzioni e procedure; un compito che la politica dovrebbe ripromettersi come irrinunciabile e non pi\u00f9 prorogabile, che comporta nel complessivo quadro riformatore l\u2019adozione di criteri uniformi e razionali. Allora, ad inizio anni \u201980, le linee di intervento del disegno riformatore si indicavano nel ruolo dei dirigenti, nelle forme di controllo, nel miglioramento dell\u2019organizzazione del lavoro, nella fissazione di nuovi limiti e nuove forme di responsabilit\u00e0 dell\u2019azione amministrativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Passati svariati decenni ed intervenute plurime riforme a partire dalla legge Bassanini sino alla legge Madia non si pu\u00f2 non convenire con la chiusura <em>tranchant <\/em>della recensione del libretto, sulla quarta di copertina: \u201calla base degli interventi pubblicati sta il desiderio di un contributo alla riforma di apparati la cui obsolescenza \u00e8 ormai il pi\u00f9 grosso ostacolo per un\u2019efficiente prestazione del servizio amministrativo pubblico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo oltre 40 anni niente di maggior attualit\u00e0, alla vigilia del PNRR, a testimonianza della fecondit\u00e0 dell\u2019insegnamento di Massimo Severo Giannini, Maestro del diritto pubblico di fama internazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Jacopo Severo Bartolomei, Avvocato Amministrativista \u2013 Collaboratore cattedra diritto costituzionale Roma III Riesumazione e commento di scritto minore. 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