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RAFFAELE RESTA: L’IMPEGNO SCIENTIFICO DI UN ALLIEVO DI ANTONIO SALANDRA

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RAFFAELE RESTA: L’IMPEGNO SCIENTIFICO DI UN ALLIEVO DI ANTONIO SALANDRA (*)

del Prof. Avv. Pietrangelo Jaricci

 

Il 20 settembre 1973, nella serata inaugurale del 19° Convegno di studi di scienza dell’amministrazione a Varenna, il Prof. Roberto Lucifredi ricordava, con accenti commossi, al folto pubblico presente, che il giorno 13 era deceduto il Prof. Raffaele Resta, ordinario di diritto amministrativo nell’Università di Roma.

Anche chi vi parla, intervenendo dopo la brillante relazione del Prof. Spagnuolo Vigorita, ritenne doveroso, per la consuetudine ultradecennale di vita e di lavoro con l’indimenticabile Maestro, ricordare brevemente la sua figura di scienziato e di uomo leale, disponibile con il prossimo, incapace di ogni rancore, rispettoso verso chiunque ed in qualunque circostanza, che aveva per me rappresentato – e rappresenta ancora oggi – il più nobile degli esempi.

Il Prof. Resta nacque a Turi, in provincia di Bari, il 21 settembre 1905. Conseguì la laurea in giurisprudenza nel 1927, con il massimo dei voti, presso l’Università di Roma. Allievo di Antonio Salandra, conseguì la libera docenza in diritto amministrativo nel 1933. Insegnò nelle Università di Urbino, Sassari, Macerata, quindi Bari dal 1938 (dove rimase per molti anni e ricoprì anche la carica di Preside della Facoltà di Giurisprudenza dal 1941 al 1947 e di Rettore dal 1947 al 1951); infine, nel 1953 venne chiamato nell’Università di Roma presso la Cattedra di diritto amministrativo di questa Facoltà, della quale fu anche Preside dal 1966 al 1969.

Autore di numerose e dotte opere di diritto amministrativo che ne rivelarono la vasta e profonda cultura, l’ingegno acuto e l’originalità del pensiero.

Si dedicò con passione e successo, oltre che all’insegnamento, all’esercizio dell’avvocatura.

Tra il 1932 e il 1935 pubblica Il silenzio nell’esercizio della funzione amministrativa; La natura giuridica dell’eccesso di potere; Saggio di una teoria generale dell’autarchia.


(*) Il presente scritto riproduce sostanzialmente la relazione svolta in occasione del Convegno di studi in memoria dei giuspubblicisti illustri Giuseppe Chiarelli, Giulio Correale, Luigi Galateria, Raffaele Resta e Stelio Valentini, tenutosi il 15 dicembre 2015 nella Facoltà di Economia dell’Università di Roma “Sapienza”, organizzato dal Prof. Massimo Stipo e presieduto dal Prof. Cesare Mirabelli.


Nel 1935 pubblica La revoca degli atti amministrativi, opera di vasto respiro e di notevole valenza scientifica, unanimemente considerata un classico, che gli valse la vincita del concorso per Professore straordinario di diritto amministrativo.

La Revoca è ancora oggi ritenuta una vera e propria summa di tale istituto. L’opera, tra l’altro, è più volte citata anche nel testo della basilare voce di Massimo Severo Giannini Atto amministrativo, apparsa nel volume IV dell’Enciclopedia del diritto.

L’Autore analizza con limpidezza di pensiero ed approfondimenti anche di teoria generale la natura e l’esercizio del potere negativo di revoca e, quindi, la struttura, la funzione e gli effetti di tale atto, concludendo che la revoca provoca l’eliminazione ex nunc di un precedente atto valido ed efficace, onde l’attuazione del potere di revoca consiste sostanzialmente nel disvolere il voluto una volta venuta meno la funzione per la quale l’atto era stato adottato, il perseguimento cioè dell’interesse pubblico. Ciò stante, il problema della revoca si pone di fronte all’atto amministrativo valido nella stessa guisa in cui il problema dell’annullamento si pone di fronte all’atto invalido.

Taluni capitoli dell’opera risultano ancora oggi di indiscussa attualità, come quelli dedicati al potere di revoca nei rapporti organici e nei rapporti intersubiettivi, e l’altro, che chiude l’opera, sugli effetti dell’atto di revoca, ricco di puntualizzazioni particolarmente pregevoli.

Vengono successivamente pubblicati Natura e criteri d’identificazione delle persone giuridiche pubbliche; L’eccesso di potere negli atti amministrativi; L’onere di buona amministrazione; I beni pubblici (ragguardevole lavoro, che sarà da me rielaborato ed aggiornato per una nuova edizione del Commentario a cura di Scialoja e Branca). Seguono, poi, Istituzioni di diritto pubblico; La giustizia amministrativa; Lezioni di diritto amministrativo; Teoria degli ordini nel diritto amministrativo; Equità e discrezionalità della pubblica amministrazione; Teoria generale degli atti amministrativi.

Come è stato osservato, fu tra i primi a studiare le complesse problematiche legate all’esercizio dell’azione amministrativa, con particolare riguardo ai comportamenti dell’amministrazione nell’esercizio della sua funzione e nei rapporti con il cittadino, all’uso della discrezionalità nelle scelte, ai vizi connessi ai possibili abusi ed alla imprescindibile necessità di tutelare il soggetto privato.

Eletto alla Camera dei deputati dal 1948 al 1963, fu sottosegretario alla Pubblica istruzione, alle Finanze ed alla Presidenza del consiglio per lo spettacolo, sport e turismo.

Sennonché, oltre il sapiente contributo scientifico da lui dato allo studio del diritto amministrativo; le sue opere fondamentali; i traguardi brillantemente raggiunti nella vita di cattedratico, di avvocato e di parlamentare, a me, che gli fui costantemente vicino per oltre un decennio quale assistente presso la cattedra della quale egli era titolare, preme, in questa sede, ribadire la sua figura di uomo generoso, tollerante, rispettoso, dotato di vasta cultura e di innata signorilità.

Fu Presidente dell’Associazione nazionale autoservizi in concessione; dell’Ente meridionale di cultura popolare e Direttore della Scuola di perfezionamento in studi europei. Venne altresì insignito della medaglia d’oro dei benemeriti dell’istruzione e dell’arte.

Componente più volte di Commissioni di concorso per l’ordinariato di diritto amministrativo, sia come membro, sia come Presidente (quando le Commissioni erano votate e non sorteggiate). Tra le altre, nel 1961 fece parte della Commissione per l’ordinariato (vincitori Nigro, Spagnuolo Vigorita, Franchini) e, nel 1968, quale Presidente (vincitori Levi, Gullo, Ledda).

Amò di uguale sentimento l’Università ed il Foro, onde asseriva tenacemente l’interdipendenza tra l’insegnamento e l’esercizio professionale, in quanto la costruzione teorica non è vera scienza se non confrontata – come soleva ripetere – col banco di prova della realtà.

Nonostante il suo precario stato di salute (motivo per il quale si era visto costretto – non senza diuturno rimpianto – a disertare le aule di giustizia) si dedicava con tenace lena ai suoi studi prediletti, curando, tra l’altro, una nuova edizione della Revoca degli atti amministrativi. Correva l’anno 1972 e il male lo incalzava ogni giorno di più.

Al sottoscritto, sempre nel 1972, affidò l’ambito incarico di curare la nuova edizione aggiornata della sua Giustizia amministrativa: lavoro che di certo sentiva maggiormente (sosteneva, infatti, con fermo convincimento, l’autonomia scientifica del diritto processuale amministrativo) e che, esaurito in breve tempo, venne ristampato nel 1974, dopo il suo decesso.

Il ritmo delle sue giornate, un tempo addirittura frenetico, divenuto pacato, aveva in lui evidenziato, piuttosto che comprimere, la carica umana eccezionale ed il senso di solidarietà disinteressata nei confronti di chi a lui si rivolgeva per consiglio od aiuto.

Ricordo che in occasione della pubblicazione della Revoca e della Giustizia amministrativa volle recarsi personalmente, con giovanile entusiasmo, presso la Casa editrice per la firma dei singoli volumi, nonostante l’editore avesse ripetutamente insistito per l’invio del materiale presso il suo Studio, ben conoscendo le sue condizioni di salute.

Venivo ricevuto dal Professore Resta quasi settimanalmente. Dopo averlo relazionato sulle attività della Cattedra, mi intratteneva amabilmente ricordando anche uomini ed episodi della sua vita particolarmente intensa, specie del tempo trascorso nei vari atenei e dei colleghi che aveva avuto modo di conoscere evidenziando la valentia scientifica di taluni. Ricordo ancora la sconfinata ammirazione che nutriva per Federico Cammeo, per il Prof. Guido Zanobini (che considerava il vero sistematore del diritto amministrativo), per il Prof. Emilio Betti (un gigante della scienza giuridica) e, tra i più recenti, per il Prof. Pietro Virga (per la estrema lucidità del suo pensiero e per la sua indiscussa capacità di sintesi).

Ascoltarlo era per me motivo di intima soddisfazione e mi rendevo conto che il ricordare la sua vita accademica lo riportava nel suo vero mondo al quale era indissolubilmente legato e del quale si sentiva da sempre parte.

Potrei proseguire ancora, tanti sono i ricordi che affollano la mia mente e il mio cuore. Ma le parole non possono, neppure in minima parte, tradurre i sensi di profonda devozione, gratitudine, stima ed affetto per questo indimenticabile ed insostituibile Maestro. Maestro nel senso più elevato e nobile dell’espressione.

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