lunedì, Gennaio 30, 2023
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Paola Maria Zerman per Il Sole 24 Ore: “Contro la corruzione servono dirigenti più che corsi di etica”

di Paola Maria Zerman, Avvocato dello Stato

Che la messa a terra del PNRR richieda la cooperazione di funzionari pubblici che siano integerrimi, oltre che efficienti e competenti, ne è consapevole il legislatore, laddove, nel recente DL 36/22 convertito in legge 79/22 (“Ulteriori misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza”) prescrive, a favore dei neoassunti e in caso di mutamento di funzioni, lo svolgimento obbligatorio di un ciclo formativo sui temi dell’”etica pubblica e sul comportamento etico”.

 Del resto, non vi è dubbio che la regola di comportamento onesto (ethos) che l’individuo si impone, costituisce il più sicuro presidio a garanzia della correttezza dell’utilizzo del denaro pubblico, al di là di tutte le strategie di controllo predisposte dall’ordinamento.

Il rischio, tuttavia, che la finalità della norma rimanga inattuata, è elevato. Non solo per la difficoltà di dare un contenuto univoco al concetto di “comportamento etico”, quanto, soprattutto, per la non remota ipotesi in cui la teoria insegnata al neo-dipendente, vada ad inserirsi in un contesto lavorativo ingiusto, che tollera favoritismi e scavalcamenti di ruolo grazie al binomio simpatia/antipatia o ad atteggiamenti negligenti o nullafacenti.  Da cui può derivare, per i migliori, una demotivazione frustrante che può sconfinare nel c.d. “quiet quitting”(licenziarsi in silenzio, o licenziarsi senza licenziarsi), a fenomeni di mobbing e, per altri, alla permeabilità a tentazioni di comportamenti illegali e corruttivi.

Per questo, la giurisprudenza che in più occasioni si è trovata a valutare responsabilità penali o contabili del funzionario pubblico,  ha richiamato -oltre agli specifici obblighi imposti dalla legge – la necessità del rispetto dei principi di etica pubblica, non solo nella  dimensione “statico-soggettiva”, ma anche “dinamico-collettiva”, come qualità dell’organizzazione pubblica di essere strumento di rafforzamento della responsabilità individuale e non già di “dispersione o diluizione” della stessa (Corte dei Conti, n. 341 e 207 del 2021). 

Ne deriva l’urgenza di concretizzare i principi di etica pubblica in soluzioni organizzative che rafforzino nel funzionario pubblico la motivazione di servizio al cittadino, come richiesto dalla Costituzione, e l’orgoglio di adempiere le proprie funzioni con “disciplina” e “onore” (art. 54). Compito che spetta al dirigente, tenuto, secondo il codice di comportamento dei dipendenti pubblici (D.P.R. n. 62 del 2013) a curare il “benessere organizzativo nella struttura cui è preposto” (art. 13).  Frutto non solo, come richiesto dalla norma, di un atteggiamento “leale e trasparente” oltre che “esemplare e imparziale” nel rapporto tra i colleghi, ma anche di un’intelligente organizzazione del lavoro, che gratifichi i dipendenti grazie, tra gli altri, a spirito di squadra, cooperazione interpersonale, crescita professionale.

Tale prospettiva appare indispensabile anche per la missione di modernizzazione della P.A. prevista dal PNRR (M1C1.2) La realizzazione di una “buona amministrazione, presuppone il superamento della mentalità burocratica nella logica del migliore servizio al cittadino, ove si coniughi la qualità, la rapidità del servizio offerto e la sua economicità, intesa come migliore utilizzazione del denaro pubblico.

(da Il Sole 24 Ore del 19 dicembre 2022)

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