C’è sempre corruzione dietro lo spreco di denaro pubblico *

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Propongo ai lettori di Logos una riconsiderazione del fenomeno corruzione in termini in parte diversi da quelli che caratterizzano la prevalente pubblicistica, tecnica e giornalistica, che considera quasi esclusivamente il profilo penale degli illeciti. È  mia opinione, infatti, che la corruzione si annidi in ogni gestione impropria di denaro pubblico, in sostanza in quelli che chiamiamo sprechi, dei quali si chiede, invano, l’eliminazione.

Spese inutili o eccessive, cattiva gestione del patrimonio pubblico (lo Stato italiano è, tra tutti, il più grande proprietario immobiliare eppure molti uffici pubblici sono in affitto da privati “amici”) nascondono spesso favori a fronte dei quali l’autorità pubblica che decide, amministratore o funzionario, riceve un vantaggio che, quando non è costituito dalla classica “mazzetta”, assicura comunque “altra utilità”, come

Brevi riflessioni in materia di legalità e lotta alla corruzione negli appalti pubblici.

La corruzione mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche e nello Stato di diritto, danneggia l’economia europea e priva gli Stati di un gettito fiscale particolarmente necessario”. Così dichiarava,nel febbraio 2014, la Commissaria U.E. per gli Affari interni,Cecilia Malmström, in occasione del Rapporto sulla lotta alla corruzione, specificando, al contempo, che “gli Stati membri hanno fatto molto negli ultimi anni per combatterla, ma la relazione odierna mostra che è lungi dall’essere sufficiente”.

I fattori legali di rischio che incentivano la corruzione negli appalti pubblici.

Premessa

I recenti scandali corruttivi portati alla ribalta nazionale nella realizzazione di importanti opere infrastrutturali (Mose di Venezia e l’Expo 2015 di Milano) hanno fatto emergere un sistema a rete, diffuso e capillare, capace di coinvolgere personaggi e istituzioni al di sopra di ogni sospetto.

Da più parti e ad alto livello politico si tenta di accreditare la tesi che il problema delle tangenti non sarebbero le regole ma i ladri che vanno individuati e cacciati e allo stesso tempo si intende contrastare il fenomeno rafforzando i poteri della neo istituita Autorità nazionale anticorruzione (art. 1 L. n. 190/2012), ampliandone i poteri